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Atelier - il mio progetto


Da sei anni insieme a due mamme, Elena e Debora, ho realizzato un progetto di crescita e di evoluzione per bambini e bambine dai zero ai dodici anni. Fin dall’inizio mi sono occupata della parte educativa e progettuale, che negli anni si sono affinate e trasformate. Nel tempo ho individuato due percorsi attraverso i quali ho elaborato il progetto ATELIER.

Il primo percorso lo definirei organizzativo, attraverso il quale ho potuto agire intenzionalmente per costruire il piano etico e pedagogico:

  • Piccoli gruppi guidati da un educatore sono il cuore dell’agire educativo dell’atelier.

  • Il contatto con la natura è una traccia che segna l’assetto della didattica sia con i piccolissimi sia con i più grandi

  • L’atelier è aperto tutto l’anno e ha orari giornalieri modellati secondo le esigenze dei genitori

  • L’uso di giochi in legno e di materiale di riuso sono alla fondanti per la didattica.

  • La formazione con i genitori, incentrate su tematiche che emergono nell’azione educativa, sostengono la continuità educativa con la famiglia

  • La cucina biologica è molto apprezzata dalle famiglie e dai bambini

  • La Verticalità dell’età dei bambini e delle bambine (dai zero ai dieci anni) che si trovano a giocare insieme in giardino o nei momenti di festa


Il secondo percorso è pedagogico - l’etica e l’agire educativo si intersecano e caratterizzano tutta la progettualità.

  • L’osservazione pedagogica è alla base della costruzione di percorsi di crescita individualizzata. Il bambino è posto al centro del percorso educativo e osservato in tutte le sue sfaccettature, per poi costruire un piano di crescita di sviluppo prossimale.

  • La crescita dell’educatore e la cura della sua formazione segue in parallelo l’osservazione del bambino. Senza un educatore felice non si può agire pedagogicamente. Fondante è la supervisione pedagogica sull’agire professionale dell’educatore.

  • Il dialogo continuo con i genitori ai quali è chiesto di scrivere un progetto sul proprio figlio - figlia, che si interseca in seguito con il progetto personale dell’atelier.

  • La didattica esperienziale e immersa nella natura, un outdoor continuo che permette ai bambini di confrontarsi con i processi creativi personali e di comunità, stimolando una costruttiva interdipendenza tra pensiero e azione, di problem solving e di cooperative learning.

  • La comunità è luogo della progettazione esperienziale e di confronto con gli altri.

  • La progettualità dei bambini sia grandi che piccoli è sorretta dall’osservazione pedagogica degli educatori e dall’azione intenzionale.


Cosa ho imparato in questi anni? Tantissimo!

Ascolto: non si finisce mai di ascoltare i genitori, gli operatori, gli amministratori, i bambini, anche di ascoltare me stessa come voglio procedere, cosa desidero per questo mio grande lavoro, cosa metto in campo, quali emozioni sono limitanti, quali sono mie paure.

Etica: se non ho sempre chiaro le finalità pedagogiche che voglio raggiungere, il progetto si ferma. Se non perseguo un etica trasparente, condivisa, partecipata non sono una leader riconosciuta. Se al posto dell’etica pongo il mio stato emotivo non riesco ad essere equilibrata e in ascolto profondo dell’altro. A volte devo avere il coraggio di dire dei No, per salvaguardare l’ATELIER.


Infine, si impara ad essere umili, e che alla fine di imparare, non si finisce mai.


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